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giovedì 7 agosto 2014

Piazza Trilussa, tra storia e curiosità

Una rara cartolina commemorativa del posizionamento della fontana nel luogo attuale, ci restituisce un allestimento durato in realtà pochi mesi, al quale fece seguito l'attuale con scalinata e mura senza praticello, dovuta alla nuova conformazione della piazza a seguito dell'edificazione del palazzo dove oggi c'è caffè friend

Nelle sue stratificazioni storiche ed urbanistiche, Roma ha visto cambiamenti nei secoli, ma quelli perpetrati dai Savoia, re della novella Italia, per rendere la capitale sicura da alluvioni ( nello stesso anno dell'insediamento ,  si registrò piena record) decisero per il progetto carnevari che pervedeva pesanti demolizioni su entrambe le rive del fiume. Unico regalo di tali brutali demolizioni, che non risparmiarono chiese e reperti diell'impero, fu l'acquisizione per Trastevere, di una fontana in precedenza addossata sulla sponda opposta, al palazzo cosiddetto dei centopreti a piazza Pallotti.

la fontana ed il palazzo dei centopreti e ponte sisto addossati

 Sulla sponda destra del Tevere, proprio di fronte a Ponte Sisto, si apre piazza Trilussa (in passato denominata "piazza di Ponte sisto") con la bellissima fontana commissionata da Paolo V Borghese agli architetti Van Santen (detto "il Vasanzio") e Giovanni Fontana:


la fontana a piazza Pallotti durante le demolizioni ritratta dal Franz
acquarelli ed incisioni ci restituiscono l'aspetto originario della fontana

pochi sanno che negli anni in cui la fontana smontata dal palazzo fu tenuta nei magazzini del comune fino al succesivo rimontaggio, vennero smarrite molte parti originali e fu necessario ricostruirle da questi ed altri disegni dell'epoca

E' la seconda mostra dell'Acqua Paola (dopo la Fontana Paola), ossia dell'antico Acquedotto traiano, a seguito del prolungamento della sua canalizzazione per alimentare, oltre ai rioni di Trastevere  e Borgo, anche quelli di Regola e Ponte. Originariamente la fontana

la fontana durante il riposizionamento nel luogo attuale

la fontana durante la seconda guerra mondiale

..Era situata dalla parte opposta del fiume, sullo sfondo di Via Giulia, addossata all'edificio denominato dei Centopreti, risalente al 1879, ci mostra la fontana nel suo luogo originario, affiancata dai due portali, entrambi demoliti, realizzati da Domenico Fontana nel 1587 ed appartenenti all'Ospizio dei mendicanti o centopreti
Paolo Stoppa e Silvana Pampanini e sullo sfondo trastevere e la fontana, nel film "la bella di roma"

La fontana, trasferita in questa piazza nel 1898, in seguito alla costruzione dei muraglioni del Tevere, è costruita con un muro di blocchi di travertino; il bell'arco è racchiuso tra colonne e piloni a bugnato liscio e risale al 1613. I basamenti delle due colonne sono decorati con draghi, simbolo araldico della famiglia Borghese.
l'aspetto di piazza ponte sisto appena varcato il ponte omonimo era ben diversa da quella che conosciamo


si demoliscono le case su vicolo del quartiere e vicolo della farnesina

piazza di ponte sisto ritratta dalla fine di via benedetta, con i vecchi edifici che verranno demoliti ed il primo nuovo in costruzione in alto al centro dove sorgeranno piazza e via politeama, al posto del teatro precedentemente abbattuto

questa immagine scattata dall'attuale via politeama ci restituisce il fascino di una piazza perduta: a sinistra via benedetta prima delle demolizioni, al centro vicolo di ponte sisto e gli altri edifici che verranno abbattuti, compresi quelli a destra della foto, al posto dei primi sorge oggi la fontana, su quelli a destra piu tardi verà edificato l'edificio dell'pattuale caffè friends, in alto a destra si scorge l'altana del borromini su palazzo  falconieri

questa la vista dal palazzo prospicente al ponte, dove oggi scorre allegramente il lungotevere raffaello sanzio, si vedono le case addossate al fiume ai lati di ponte sisto e sulla sponda opposta a regola
In alto, la composizione è chiusa da un frontone con un'iscrizione, sormontata dal grande stemma di casa Borghese. L'acqua fuoriesce dalla sommità dell'arcata e, sotto forma di zampillo, dalle bocche dei draghi. Sulla piazza è situato il monumento commemorativo che le dà il nome, quello del grande poeta romanesco Trilussa, al secolo Carlo Alberto Salustri, nato a Roma nel 1871 ed ivi morto nel 1950. La sua misura caratteristica fu l'apologo breve, la favoletta lineare, una poesia ironica ed al tempo stesso semplice e moderata.
Rosa Tomei, fedele donna al servizio di trilussa posa il giorno dopo l'inaugurazione del busto



La foto sulla statua di trilussa, un classico tributo d'orgoglio alla nascita nel rione caro al poeta
l'amore per il poeta e la scansonata goliardia trasteverina hanno sempre convissuto col busto posizionato in piazza...la cui posizione fu commentata dal guasta con questo sonetto edito nel 1958:

                                                    Pover'amico mio, chi t'ha stroppiato?

Tu che vivo parevi un monumento,
ner monumento pari un disgrazziato,
tu ch'eri tanto bello, fai spavento.
Io me ce sento rabbia, me ce sento,
de nun potè conosce 'st'ammazzato
che prima t'ha scolpito a tradimento,
poi mette in mostra er corpo del reato.

Tutto pè sbieco, mezz'a pecorone,
lui pò ringrazzià Iddio che nun te vedi
arinnicchiato accanto ar Fontanone.

Se te vedessi, Trì, nun ciabbozzavi
e benchè t'abbia fatto senza piedi,
ma sai li carci in culo che je davi!

 La statua in bronzo fu realizzata dallo scultore Lorenzo Ferri e l'inaugurazione avvenne il 21 dicembre 1954. Accanto alla sua immagine è riportata una sua poesia, "All'ombra", scelta, probabilmente, perché più delle altre rispecchia il moralismo, l'arguzia aperta e cordiale, che nasconde un'ombra di disprezzo verso le vicende umane, di questo grande personaggio: "Mentre me leggo er solito giornale spaparacchiato all'ombra d'un pajaro, vedo un porco e je dico: - Addio, majale! vedo un ciuccio e je dico: - Addio, somaro! Forse 'ste bestie nun me capiranno, ma provo armeno la soddisfazzione de poté dì le cose come stanno senza paura de finì in priggione". 
quando i cellulari avevano i cavalli e se erano a ponte sisto, vul dire che ti portavano in prigione

sulle rovine dei palazzi addossati al ponte, con le balaustre in ghisa posizionate poco prima dei mujraglioni, il passaggio da e per trastevere non si è mai interrotto..

dobbiamo al conte Primoli, un antesignano appassionato della fotografia, un intero servizio sul passaggio a ponte sisto, con costumi e personaggi di fine 800, metre tutt'attorno i lavori per i muraglioni e le demolizioni procedevano senza sosta.

La traduzione, se serve, è questa: "Mentre mi leggo il solito giornale sdraiato all'ombra di un pagliaio vedo un porco e gli dico: - Addio, maiale vedo un asinello e gli dico: - Addio, somaro! Forse queste bestie non mi capiranno ma provo almeno la soddisfazione di poter dire le cose come stanno senza paura di finire in prigione".
una panoramica della piazza con la fontana appena restituita alla piazza dopo un anno di restauri che l'hanno riportata a vecchio splendore

Oggi la piazza è luogo di incontro ed appuntamenti diurni e soprattutto notturni, per turisti e romani che amano ritrovarsi qui prima di inoltrarsi nei vicoli e piazze del rione, è anche stato luogo di bivacco e vandalismo e ci auguriamo che con presidi fissi, telecamere e quant'altro, si proteggano i nostri tesori e non siano sempre alla mercè di chiunque.

Questo dal ponte, al centro...lo sguardo verso trastevere, annunciato dalla fontana che un tempo era alla fine di via Giulia

venerdì 27 luglio 2012

Fontane a Trastevere

Fontana della botte a via della cisterna 1955

Fontana della Botte

La fontana della Botte si trova in via della Cisterna ed è addossata ad un parete in laterizio, inquadrata in un arco di travertino. È formata da una base sulla quale poggia un "caratello", come veniva chiamata anticamente a Roma la botte con la quale si trasportava il vino, dal cui foro centrale fuoriesce un getto d'acqua che si versa nel sottostante tino da mosto. La botte è affiancata da due misure da vino da un litro, dai bolli dei quali esce l'acqua. Forse è interessante qui ricordare come un tempo i romani utilizzavano chiamare le misure del vino: sospiro o sottovoce, un decimo di litro; chirichetto, un quinto di litro; quartino, un quarto di litro; fojetta, mezzo litro; tubbo, un litro; barzilai, due litri, che prese il nome dall'on.Barzilai (1860-1939) che usava offrire il vino durante la campagna elettorale in questi recipienti.



Fontana della botte oggi


Souvenir vintage raffigurante la fontana

 La fontana della Botte fu realizzata nel 1927 su progetto dell'architetto Pietro Lombardi con allusione alla caratteristica della zona dove fin dai tempi antichi era intenso il traffico del vino per la nutrita presenza di osterie e trattorie. Questa, come altre fontane rionali, fu commissionata all'architetto Lombardi dal Comune di Roma che volle posizionare alcune fontanelle, tutte allusive, nelle decorazioni, agli stemmi dei rioni o alle attività dei luoghi, come la fontana delle Anfore, la fontana dei Libri, la fontana delle Arti, la fontana delle Tiare, la fontana della Pigna, la fontana dei Monti, la fontana delle Palle di Cannone e la fontana del Timone.




Fontana delle Prigioni

Fontana delle Prigioni

Collocata in modo da apparire come bellissimo sfondo di via Luciano Manara, l'antica fontana del Prigione (nella foto sopra), situata in via Goffredo Mameli, faceva parte dei monumenti che ornavano la famosa villa Montalto, scomparsa nel 1887 per la costruzione della Stazione Termini. Con la progressiva demolizione della villa, la fontana fu smontata e provvisoriamente accantonata nei magazzini del Ministero dell'Interno. In seguito, venne ricomposta in fondo a via Genova, donde, nel 1928, fu trasferita e definitivamente sistemata, a cura del Genio Civile, nella posizione attuale, alle falde del Gianicolo. Il sostantivo "prigione", appartenente all'antica denominazione della fontana, deriva quasi certamente da un grandioso e pregevole gruppo statuario che comprendeva una mezza figura in marmo, più grande del naturale, raffigurante appunto un prigioniero. La fontana che oggi ammiriamo è costituita da un nicchione delimitato da due lesene che sostengono il frontone ricco di decorazioni floreali e protomi leonine. Alla base di ciascuna lesena due piccoli catini sospesi ricevono l'acqua da altrettante cannelle, mentre una bassa piscina a fior di terra, protetta da sei eleganti colonnine, raccoglie l'acqua proveniente a ventaglio da una grossa testa di leone che sporge al centro della nicchia .


Fontana nel 1960

Non tutti gli elementi della fontana, però, sono originari; molti di essi sono stati rifatti, come le grandi volute laterali, le decorazioni interne a stucco e, probabilmente, la vasca di raccolta dell'acqua. Gli elementi in travertino che costituiscono il frontespizio della nicchia ed i pilastri laterali sono invece sicuramente autentici.


Fontanone dell'acqua Paola




La monumentale fontana del Gianicolo (più nota con la denominazione di "Fontanone") sita in via Garibaldi, venne realizzata per volontà di papa Paolo V Borghese da Giovanni Fontana, con la collaborazione di Flaminio Ponzio, e costituisce la grande Mostra dell'Acqua Paola, ossia dell'antico Acquedotto Traiano, proveniente dal lago di Bracciano. Traiano fece costruire l'acquedotto nel 109 d.C., per approvvigionare il Trastevere: il percorso totale è valutato in circa 57 km. I due architetti, tra il 1610 ed il 1612, portarono rapidamente a termine la mostra, con una spesa di poco inferiore ai 10.000 scudi ed ispirandosi, per volere dello stesso papa, alla fontana del Mosè, opera questa di Domenico Fontana, fratello di Giovanni.


 La fontana, in origine, non aveva né il vascone attuale, ma cinque piccole vasche per altrettante bocche d'acqua, né la piazza antistante, che oggi consente di ammirarla in tutta la sua grandezza, ma si trovava sull'orlo del colle che in quel punto era tagliato a picco e l'acqua scendeva giù come fosse una cascata.


 Nel 1690 il pontefice Alessandro VIII Ottoboni provvide all'espurgo delle condutture ed all'immissione di nuove acque e fece creare l'attuale piazzale, che rafforzò con solide mura. Inoltre fece aggiungere l'ampia e magnifica vasca di marmo bianco, realizzata da Carlo Fontana. Nel 1698 Innocenzo XII fece recingere la fontana con l'attuale balaustrata di colonnine, unite con sbarre di ferro, per evitare che i carrettieri vi abbeverassero i cavalli. 





L'edificio, costituito da tre ampie nicchie centrali fiancheggiate da due minori laterali, fu costruito in pietra tiburtina prelevata dalle rovine del Foro di Nerva. È ornato da sei colonne ioniche, quattro di granito rosso (provenienti dalla facciata dell'antica basilica di S.Pietro) e due laterali di granito bigio, le quali sostengono l'architrave che contiene la seguente iscrizione: ANNO DOMINI MDCXII PONTIFICATUS SUI SEPTIMO, ossia "Nell'anno del Signore 1612 durante il suo settimo Pontificato". Sopra l'architrave si eleva l'attico, a sua volta sormontato da una nicchia ad arco sormontata da una croce , con gli emblemi araldici di Paolo V Borghese, un drago ed un'aquila, sorretti da due angeli (opera di Ippolito Buzio del 1610), emblemi che si ripetono anche alle due estremità dell'attico con due draghi . 



L'attico presenta un'ampia lastra marmorea incorniciata ed incisa con magnifici caratteri, nella quale si legge: PAULUS QUINTUS PONTIFEX MAXIMUS / AQUAM IN AGRO BRACCIANENSIS / SALUBERRIMIS E FONTIBUS COLLECTAM / VETERIBUS AQUAE ALSIETINAE DUCTIBUS RESTITUTIS / NOVISQUE ADDITIS / XXXV AB MILLIARIO DUXIT, ossia: "Restaurate le vecchie condotte dell'acqua di Alsio (Palo sull'Aurelia) ed aggiunte delle nuove dalla XXXV pietra miliare, Paolo V Pontefice Maximo portò l'acqua raccolta nella campagna delle assai salubri fonti di Bracciano". Questa epigrafe, una delle più belle che esistano a Roma, contiene, tuttavia, una grave inesattezza: vi si afferma, infatti, che per addurre l'acqua vennero restaurati gli antichi condotti dell'Aqua Alsietina (proveniente dal lacus Alsietinus, oggi lago di Martignano) anziché quelli dell'Aqua Traiana. La realizzazione dell'acquedotto Paolo consentì per la prima volta l'ingresso dell'acqua nelle case di Borgo e Trastevere, ma si trattava di acqua non perfettamente potabile, se i romani coniarono il detto "Valere quanto l'acqua Paola", cioè valere poco o niente. Successivamente l'acquedotto fu prolungato per alimentare anche i rioni di Regola e Ponte: a tal scopo fu costruita la seconda fontana-mostra, quella che oggi è situata in piazza Trilussa, ma un tempo addossata al palazzo dei Centopreti, come fondale di via Giulia. Nella seconda metà del XVII secolo, per volontà di papa Alessandro VII, il giardino, allora assai ampio, alle spalle del Fontanone, venne adibito ad Orto Botanico ed affidato alle cure  dell'Università della Sapienza: solo nel 1820, per volere di Pio VII, l'Orto Botanico venne trasferito nei giardini di palazzo Corsini. Oggi un cancello immette all'interno del giardino, nel quale vi è un ninfeo con lo stemma di Innocenzo XII Pignatelli, perfettamente in asse con il nicchione centrale della fontana (nella foto 3), attraverso il quale si gode un insospettato quanto meraviglioso panorama di Roma.


Fontana di Pio IX in piazza MastaiAutore: Andrea Busiri Vici.Datazione: 1865.Materiali: marmo, travertino.Alimentazione originaria: acquedotto Paolo.

Fontana 1929 (repertazione fontane del comune di Roma)



1870

Buisiri attinge al repertorio tardo cinquecentesco di Giacomo della Porta per gli elementi architettonici e al linguaggio barocco per i decorativi (delfini e putti), tenendo presente e in parte riecheggiando la più antica fontana del rione, quella della vicina piazza di S. Maria in Trastevere.


1870

La fontana di piazza Mastai si innalza su una gradinata ottagonale sulla quale si erge la vasca anch’essa di forma ottagona, ornata nelle specchiature dallo stemma pontificio alternato a cartigli con il nome del papa e la data di esecuzione dell’opera. Il primo catino in basso è sorretto da quattro figure di delfini, mentre il secondo catino in alto, rovesciato e a scaglie, è sorretto da quattro putti.L’opera del Busiri costituisce la prima fontana moderna a carattere monumentale che si realizza nel rione Trastevere dopo la fontana-mostra dell’Acqua Paola sul Gianicolo degli inizi del XVII secolo.La fontana è stata restaurata nel 1996.




Fontana dell’Acqua Paola in Piazza Trilussa



Autori: Giovanni Vasanzio; Giovanni Fontana. Datazione: 1613.Materiali: marmo, travertino, cortina in laterizio.Alimentazione originaria: acquedotto Traiano Paolo.Ubicazione iniziale: via Giulia


La prima disposizione della fontana, rimasta così con prato e ghiaia per solo un anno poi modificata come la conosciamo a seguito  della costruzione del palazzo all'angolo coi portici



Voluta da papa Paolo V Borghese (1605-1620), si trovava in origine sulla riva sinistra del Tevere all’estremità di via Giulia, di cui costituiva il fondale, a ridosso dell’Ospizio dei Mendicanti edificato pochi anni prima da papa Sisto V Peretti (1585-1590). Era alimentata da una diramazione dell’acquedotto Traiano-Paolo, ripristinato dallo stesso Paolo V per servire la zona transtiberina.Concepita come un arco monumentale con una nicchia centrale fiancheggiata da due colonne ioniche, la fontana presenta un alto attico sul quale giganteggia lo stemma della famiglia Borghese (aquila e drago) e l’iscrizione celebrativa che ricorda i meriti del pontefice per aver condotto la nuova acqua anche sulla sponda sinistra del Tevere.


La fontana è stata smontata nel 1879 per la realizzazione degli argini del Tevere che impose la distruzione dello stesso Ospizio dei Mendicanti. Soltanto nel 1898 fu ricostruita sulla sponda destra del fiume, concepita come una struttura isolata, in asse con ponte Sisto ed in collegamento visivo con l’imponente mostra dell’Acqua Paola collocata sulla sommità del Gianicolo.








Dopo la ricostruzione sono state aggiunte due nuove iscrizioni all’interno dell’arcata centrale e all’esterno della fiancata destra per ricordare il trasferimento della fontana.Galleria di immagini














Fontana a via gartibaldi




Addossata al muraglione della strada, all'angolo con via di Porta S. Pancrazio e la salita del Bosco Parraiso, si trova una malridotta fontanina sormontata da una epigrafe con stemma Barberini che ricorda i lavori di consolidamento eseguiti nel 1629 inS.Pietro in Montorio  durante il pontificato di UrbanoVIII.

E' probabile che la fontana risalga alla stessa epoca indicata dalla lapide ed è anche possibile che l'attuale collocazione non sia quella originaria in quanto la parete su cui poggia presenta tracce di una precedente porta. Comunque stiano le cose essa appartiene certamente alla metà del XVII secolo, ed è formata da una protome leonina murata entro una nicchia con cornice in mattoni avente ai lati due cannelle a forma di piccole stelle che versano l'acqua in una semplice vasca di marmo con incisa la data del 1936, anno del restauro eseguito dal comune (SPQR - MCMXXXVI E.F. -  XV).
Il pavimento attorno alla vasca è realizzato con antichi frammenti marmorei. Considerate le condizioni in cui è ridotta la fontana, ovviamente priva di alimentazione idrica, sarebbe necessario un provvidenziale intervento conservativo, anche per soddisfare le esigenze dei trasteverini i quali, esasperati, vi hanno recentemente posto sul bordo un cartello con un disegno naif raffigurante una donna che beve e la scritta: "Fate riaprire quest'acqua Marcia, antica, pia, freschissima orgoglio dei trasteverini. Ci state togliendo tutti i ricordi caratteristici dei nostri padri. Ci state creando una desolazione. Se ci lavano le macchine metteteci un divieto con grosse multe.
Fontana in piazza Santa Maria in Trastevere


Autori: Carlo Fontana.
Datazione: 1692, 1873.
Materiali: marmo, travertino, bronzo.
Datazione: 1692, 1873.Materiali: marmo, travertino, bronzo.



Il primo restauro fu voluto da Giovanni di Valenza, cardinale del titolo di Santa Maria in Trastevere, durante il pontificato di Alessandro VI Borgia (1492-1503). In questa occasione fu abolito il secondo catino e furono aggiunte delle bocche a forma di testa di lupo attorno al catino rimasto. Nel 1604 si ha notizia di un altro intervento realizzato da Girolamo Rainaldi (1570-1655), probabilmente a seguito dell’arrivo in Trastevere dell’acqua Felice.





All’epoca di papa Alessandro VII Chigi (1655-1667) la fontana venne spostata al centro della piazza e fu dotata di una maggiore quantità d’acqua proveniente dal rinnovato acquedotto Traiano-Paolo. I lavori furono affidati a Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) che intervenne sulla vasca ottagona posta alla base. Sulle specchiature della vasca venne scolpito lo stemma di Alessandro VII e l’iscrizione commemorativa e al di sopra delle specchiature stesse vennero inserite quattro doppie conchiglie.

Nel 1692 Innocenzo XII Pignatelli (1691-1700) trasformò nuovamente la fontana, affidando i lavori all’architetto Carlo Fontana (1634/38-1714), che ampliò la capacità della vasca, realizzata in travertino, e sostituì le conchiglie berniniane con altre più grandi a valva eretta.Nel 1873, infine, il Comune di Roma ricostruisce la fontana secondo il modello del 1692, utilizzando il bardiglio grigio e aggiungendo un vistoso S.P.Q.R all’esterno delle conchiglie.L’ultimo restauro è stato realizzato nel 1984.


Il Nasone



Il Nasone 
Le fontanelle di Roma costituiscono una rarità mondiale. Credo che sia difficile trovare in altre città del mondo una tale quantità di fontanelle sistemate nelle vie perché siano usate dai cittadini per dissetarsi. Chi non le conosce ? Chi abita qui, le ha usate e le userà sempre ed il turista che viene a Roma per la prima volta, o ne ha sentito parlare da amici che lo hanno preceduto, oppure, quando ci si imbatte , rimane sicuramente sorpreso nel vederle e d’estate rappresentano per lui un bel refrigerio o alternativa all’alto costo della bottiglia della minerale.Sono realizzate in ferro brunito ed hanno una forma caratteristica conosciuta ormai anche fuori dai confini romani. Sembra una piccola colonna con un bel cappellotto intarsiato sopra ed il rubinetto ha una strana forma ricurva. Per questa ragione i romani la battezzarono subito “ il nasone “ poiché il rubinetto sembra un naso. E’ diventata quindi uno dei simboli di Roma conosciuta come il Colosseo, come San Pietro o Fontana di Trevi.

Fontanella (e latrina) a via di S.Michele nel film Accattone


“il nasone“ suscita ricordi che mi riportano all’infanzia, quando la città , ancora vuota di automobili ed altre distrazioni, offriva le fontanelle come punto di ritrovo della strada ove si abitava. Si giocava a palla, ci si rincorreva e poi, sudati, via alla fontanella a rinfrescarsi e magari a lavare graffi procurati nel giuoco. Io abitavo oltre la Basilica di San Giovanni fuori le mura in una bella strada larga, almeno allora lo era, perché le macchine non passavano e ne esistevano poche in giro. Parlo degli anni della guerra, nel 1945, ed io avevo dieci anni. D’estate, prima del pranzo e della cena, mia madre mi chiamava e mi diceva “vai a prendere l’acqua alla fontanella “. Noi eravamo fortunati perché l’avevamo a dieci metri dal portone di casa, così l’acqua in tavola era fresca ed il frigorifero era di là da venire. 

Durante la guerra, quante volte mancava l’acqua in casa ed, allora, con tutti i recipienti che avevamo, dovevamo andare alla fontanella per caricarla per vivere, per cucinare e per i servizi. La fila spesso era lunga.



“Chi è l’ultimo?“  E li ad attendere il turno ed io, bambino, sentivo le “chiacchere“ del vicinato, non i gossip né i pettegolezzi, ma “non si trova il pane”, “il latte è scarso“, “i tedeschi“, “quando finirà questa maledetta guerra“.
E poi, quante volte, durante la fila, suonava la sirena che dava il segnale di un prossimo bombardamento aereo. Allora tutti di corsa al ricovero al riparo dalle bombe e tutti i recipienti rimanevano abbandonati vicino alla fontanella per essere ripresi dopo il passato pericolo.
La fontanella ha visto sfilare accanto anni di vita, buoni e cattivi per tutti, sempre lì ferma e pronta, immobile ed imperturbabile, a renderci il servizio per cui era stata creata.
Ora è tutto diverso. L’acqua fresca l’abbiamo in frigorifero, e se abbiamo sete in strada andiamo al bar ove c’è tutto quello di cui abbiamo bisogno.

Fontana degli 11 zampilli all'orto Botanico



Fontana degli 11 zampilli all'orto botanico

Il ruolo centrale nel disegno di prospettive architettoniche è sicuramente ricoperto dalla Fontanadei Tritoni e dallo scalone monumentale con la Fontana degli 11 zampilli, costruite entrambe nellaseconda metà del 1700. Come primo impianto lo scalone fu fatto probabilmente costruire dallaRegina Cristina di Svezia, che soggiornò nel Casino del Gianicolo (demolito agli inizi di questosecolo per far posto alla statua di Garibaldi) durante alcuni lavori di ristrutturazione del PalazzoRiario. La Fontana dei Tritoni, inizialmente di forma circolare ed in posizione più avanzata rispettoallʹattuale, dopo lʹintervento del Fuga, assunse una gradevole forma mistilinea e si arricchì di duetritoni in travertino che lo zampillo dʹacqua centrale ha lentamente e quasi completamente consunto.

Acquarelo Elgood 1900


La fontana dopo il laborioso restauro del 2008